CHIESA VIVA

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La Croce che dà forma alla Chiesa

 

Lo spargimento del Sangue di Nostro Signore, con la sua morte in Croce, costituisce la causa meritoria della nostra salvezza eterna. È dalla Croce che ci viene ogni beneficio spirituale, ogni grazia e l’efficacia dei Sacramenti. Per questa ragione, la Chiesa, da sempre, ha voluto esaltare il Crocifisso, offrendolo continuamente alla contemplazione dei suoi fedeli. Dunque, tutta la spiritualità cattolica è basata sulla Croce!

Ma Gesù Cristo crocifisso non è solo la causa meritoria della nostra Redenzione, Egli è anche la causa esemplare della nostra vita. Egli è obbligatoriamente modello per ogni anima che vuole salvarsi e santificarsi.

Togliere dai nostri occhi il Crocifisso significa perdere il senso del dolore, significa perdere il senso della vita.

Ecco perché il Crocifisso, forma simbolica della nostra Religione, ha improntato la stessa “pianta” della chiesa, racchiudendo in essa un universo simbolico che ha conferito al suo edificio il carattere di “luogo sacro”.

Nel “Dizionario di Architettura” leggiamo: «L’antica Basilica di San Pietro, a Roma, iniziata intorno al 320 D.C. e consacrata nel 326 da Papa Silvestro I, costituiva uno dei primi esempi di architettura cristiana. Aveva la tipica pianta basilicale a croce latina, con aula divisa in cinque navate longitudinali e incrociata perpendicolarmente da un transetto»1.

Più avanti leggiamo: “Tra l’VIII e l’XI secolo si impose, nell’edilizia ecclesiastica occidentale, la pianta a forma di croce (croce “latina”, cioè con assi di lunghezza diversa), che riprendeva la forma simbolica per eccellenza della Religione cristiana. Il braccio corto della croce (transetto) distingue nettamente il presbiterio dalla navata centrale” 2.

Nel “Dizionario” di Viollet-Le-Duc si legge: “Nella maggior parte delle “piante” delle chiese del Medio Evo, dal XI al XIV secolo, si osserva che l’asse della navata e quello del Coro formano una linea spezzata al transetto. È un simbolismo commovente; è un atto di fede sublime agli occhi di un architetto cristiano!

Ma che volevano gli architetti di quei tempi di Fede? Innalzare Basiliche, Templi, ove poter rinnovare degnamente il “Sacrificio” della Messa, memoriale vivente del Sacrificio di Cristo sul Calvario. Per questo, volevano ricordare la Vittima del Golgota, attaccata alla Croce. Ed ecco là, la Croce, sola, immensa, la navata e il transetto rappresentare il corpo e le braccia allargate. L’altare centrale rappresenta la testa augusta del Dio immolato, e le cappelle, a raggera attorno all’abside, formano la corona gloriosa che cinge la fronte del Salvatore del mondo.

Memori, poi, che l’Evangelista ha scritto che Gesù “inclinato capite, tradidit spiritum” (inclinato il capo, rese il Suo Spirito), i costruttori di cattedrali hanno volontariamente inclinato il coro sulle braccia del transetto e la testa verso le spalle” 3.

 

La chiesa: luogo “sacro”

 

Perché la chiesa, come edificio, è anche un luogo “sacro”?

«La nostra cultura moderna ha perso di vista il concetto di sacro perché ha perso di vista la realtà di Dio e il senso della vita umana. È stata la spinta di errati presupposti teologici che definivano la realtà di Fede così asetticamente da far sembrare che la verità non avesse alcuna relazione con gli uomini. In questo senso, il sacro per se stesso, staccato da qualsiasi relazione con i credenti, non ha alcun senso. È puro delirio affermare, dunque, che una realtà creata è sacra per se stessa concependola priva della sua reale relazione con il mondo. Sulla base di questo presupposto, si giungerebbe a due contraddittorie conclusioni: ogni cosa è sacra; nulla è sacro.

Come l’oggettività, per essere eloquente, ha bisogno d’essere colta dal soggetto e, quindi, deve essere soggettivizzata, così il sacro ha il suo senso quando è posto in relazione con la persona, quando, cioè, interagisce col credente.

Concepire lo spazio sacro della chiesa come qualcosa di estetico (cosa usuale al giorno d’oggi) significa non aver capito niente!

La chiesa non è importante o “sacra” perché è bella, comoda, funzionale. Che differenza ci sarebbe, allora, tra l’edificio religioso ed una sala polifunzionale? Nessuna! Infatti, non è un caso che molte chiese, oggi, assomiglino a sale polifunzionali. A monte di tali costruzioni esiste, dunque, un concetto annebbiato di cristianesimo e, forse, un cristianesimo che ha perso il senso della propria Tradizione.

Per la Tradizione, ogni realtà della Chiesa è legata al credente ed è in servizio del suo progresso spirituale. L’edificio della chiesa ha, così, un valore “sacro” perché racchiude in sè un universo simbolico.

Il credente che si affaccia all’interno di un’antica basilica si trova davanti ad una prospettiva, davanti ad un cammino con una meta: l’abside e il santuario.

La parte iniziale della chiesa (Nartece) simboleggia lo stadio esistenziale di chi si avvicina per la prima volta al cristianesimo. Chi attendeva di essere battezzato sostava nell’area accanto alla porta d’ingresso. Tutta l’area interna (Navata), invece, simboleggia il cammino della Fede del credente. Il Santuario, luogo dov’è posto l’altare e dove si celebra l’Eucarestia, rappresenta il luogo della visione, il luogo in cui la luce di Dio giunge agli uomini per illuminarli. Così, non desta meraviglia che la maggioranza delle chiese antiche siano rivolte con l’abside a est, luogo dove sorge il sole. (...).

Gli elementi cosmici si uniscono a quelli simbolici ed entrambi si collegano alla situazione personale del credente. Nell’edificio ecclesiastico, quindi, il credente ritrova se stesso davanti a Dio.

La sacralità della chiesa è, allora, indice e rimando della sacralità della persona umana, poiché Dio si rivela nei cuori degli uomini, ed è lì che essi devono imparare a scoprirlo» 4.

La sacralità della chiesa, oltre al rimando della sacralità della persona, rimanda anche ad un modo di intendere Dio. San Simeone di Salonicco (XV secolo) si è soffermato a descrivere il mondo simbolico racchiuso nel tempio cristiano. In un suo scritto, si riscontra quanto sopra delineato: il “sacro” edificio è lo specchio dell’interiorità dell’uomo e del mistero di Dio: «Il tempio, sebbene sia composto da pietre, legno e altri materiali, contiene una grazia soprannaturale. Una volta che viene consacrato da un Vescovo, tramite mistiche preghiere e unto col sacro crisma, diviene veramente dimora di Dio. Come tale, non è totalmente accessibile a chiunque. Il tempio ha una doppia natura, avendo un luogo per l’altare e un luogo esterno ad esso. In questo modo, rappresenta Cristo, che è Dio uomo, che ha una natura visibile e un’altra invisibile. Il tempio rappresenta pure l’uomo composto di anima e di corpo. Inoltre, esso rappresenta soprattutto l’eccellente mistero della Santissima Trinità, inaccessibile nella sua essenza, ma nota nella sua provvidenza e nei suoi poteri, rivelando, similmente, il mondo delle cose visibili e di quelle invisibili»5.

Ecco dunque la Croce, pianta del luogo sacro, sola, immensa, con la sua navata, il suo transetto e il suo Santuario, imprimere all’edifico sacro tutta la spiritualità cattolica basata sulla Croce: l’essenza di Dio, l’essenza del Sacrifico di Cristo sulla Croce, l’essenza del cammino di Fede del credente per la sua salvezza.

Questa “croce immensa” del luogo sacro, quindi, è unatto di fedee, nello stesso tempo, manifestando l’eccellenza e la sovranità di Dio, come pure la nostra dipendenza da Lui, è anche un grandioso ed esteriore atto di culto”.

 

Una “nuova chiesa” voluta da padre pio?

 

In tutta la degenerazione della nuova spiritualità dei giorni nostri, che vorrebbe nascondere le parti “negative” del cristianesimo dando centralità solo a ciò che muove alla gioia, alla festa, allo spettacolo, e che afferma di abbracciare la “parte migliore” del mondo, emerge la figura di S. Padre Pio, l’unico sacerdote stimmatizzato della storia della Chiesa, il quale, col suo esempio, ricorda a tutta l’umanità che chi vuol essere discepolo di Nostro Signore deve seguirLo con la Croce, il cui mistero egli manifestò per cinquant’anni, portando, inflitte nel suo corpo, le cinque ferite sanguinanti del Crocifisso!

Come si poteva esprimere una più sentita riconoscenza per tutta la sua straordinaria opera spirituale se non costruendo e dedicando a S. Padre Pio una “nuova chiesa” con una pianta fatta a “croce”, simbolo del mistero della Santissima Trinità, simbolo del Sacrificio di Cristo Redentore, simbolo del cammino di Fede di ogni credente che voglia salvarsi, e simbolo di quelle stimmate di Padre Pio che furono la vera causa del suo potere di intercessione presso Dio, per dispensare ogni tipo di grazia a coloro che si rivolgono a lui?

Perché, dunque, a questo Santo Ministro di Dio, a questo Crocifisso vivente”, non si è dedicata una chiesa fatta a “croce”, ma si è voluto, invece, attribuirgli la volontà di desiderare una “nuova chiesa” fatta a “spirale”?

 

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1 Cfr. Architettura, § 5.1 Architettura Paleocristiana.

2 Cfr. Architettura, § 5.3 Architettura romanica.

3 Cfr. Dizionario Viollet-Le-Duc’s: testo riportato alla parola “axe” (asse).

4 Cfr. Dizionario “L’Architettura sacra”, pp. 3-4.

5 Idem, p. 5.

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