A Don Antonio basterà ricordare, qui, che è falso che la Chiesa, di sua iniziativa, abbia voluto modificare la bimillenaria prassi liturgica (come ho dimostrato nel mio studio, “Comunione sulla mano? NO! è Sacrilegio!”, al capitolo I°) di dare la Comunione sulla lingua dei fedeli, dopo aver accolto la loro richiesta (di chi?) e dopo aver tenuto conto della loro maturità spirituale (!!). Infatti, l’origine di questa errata riforma fu rivelata dallo stesso Paolo VI, il quale, contro la sua volontà e le gravi ragioni da lui stesso esposte (e tuttora oggettivamente valide!), ha dovuto cedere alle equivoche insistenze di alcune Conferenze Episcopali, dichiarando apertamente: «(La riforma) rischia di disorientare molti fedeli che non ne sentono la necessità e che mai si sono posti questo problema (...). Sembra che questa nuova pratica, instaurata qua e là, sia opera di un numero di sacerdoti e laici che cercano di imporre il loro punto di vista agli altri e di forzare la mano all’Autorità.
Approvarla, sarebbe incoraggiare queste persone non mai soddisfatte delle leggi della Chiesa»! (cfr. A. Bugnini, “La Riforma liturgica 1948-1975”, Ed. Liturgiche, Roma 1983, pp. 627-628).